La Violenza in famiglia

Conoscerla, prevenirla e combatterla
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COME SI MANIFESTA

La “violenza domestica” si manifesta in molti modi: in quasi tutti i casi le diverse forme di violenza, fisica, psicologica, sessuale e anche quella economica, si presentano insieme. A compiere la violenza sono nella maggior parte dei casi i mariti (50%), i partner (24%) e a volte i padri (6%). Il fenomeno è sempre espressione di un’iniqua distribuzione del potere tra uomo e donna.

Vittime che subiscono violenza fisica nella propria abitazione0

donne che sono state vittime di violenza in un rapporto di coppia ormai sciolto0

Le donne vittime di violenza fisica che diventano oggetto di stalking0

Gli stupri ad opera del proprio partner0

Casi di violenza fisica denunciati alla polizia0

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L’agenda settimanale è stata diffusa nel corso del convegno nazionale dell’ordine dei medici del 2014

Le forme della violenza Psicologica

  • 46%Isolamento

  • 40%Controllo

  • 30%Violenza Economica

Violenza Economica

Il maschio che ti sottrae i tuoi soldi o ti impedisce di produrli per te ti costringe agli arresti domiciliari: sei una reclusa in casa del tuo aguzzino, che ti costringe  ad una dipendenza emotiva, costringendoti ad adattarti al sequestro per sopravvivere, privandoti  dei mezzi per decidere autonomamente della tua vita e per fuggire.

All’interno delle manifestazioni di violenza psicologica la discriminazione economica consente all’uomo di mantenere saldo il potere, di esercitare il controllo e di assoggettare la donna. Il denaro viene utilizzato, consapevolmente o inconsapevolmente, per tenere la donna ancorata alla relazione, per la sua paura di cadere in povertà o di perdere status sociale. Spesso la violenza economica viene accettata dalla società come un delitto minore, senza pensare che sminuendo il fenomeno si spingono le vittime anni luce indietro nel loro cammino verso l’uscita dalla violenza.

CONSEGUENZE

Fisiche

Lesioni fisiche, da contusioni e lividi fino a slogature, fratture ossee, ferite e lesioni alla testa e al viso.

Il 27,2% delle donne ha subito ferite che nel 24,1% dei casi si sono rivelate gravi al punto da rendere necessario il ricorso a cure mediche

Psicologiche e Psicosomatiche

Disturbi del sonno, ansia, depressione, perdita dell’autostima, idee suicidarie.

Le donne che subiscono violenza di coppia hanno maggiori probabilità di sviluppare disturbi psicologici permanenti (per es. depressioni) rispetto alle donne alle quali la violenza viene inflitta da una persona esterna alla coppia.

Sociali

Isolamento, incapacità comunicativa, sfiducia nelle autorità.

La stigmatizzazione  e l’ostracismo nel proprio ambiente ( amici e parenti che minimizzano il problema  e danno alla donna la colpa di quello che le accade), la vergogna, i sensi di colpa e l’isolamento contribuiscono ad impedire alla donna di rivolgersi all’esterno per chiedere aiuto.

7% i casi di violenza denunciati alla polizia

I PRINCIPALI MOTIVI PER CUI NON VIENE SPORTA DENUNCIA


Non hanno ritenuto fosse grave0

Situazione gestita in autonomia0

Innamorate dell'uomo che fa violenza0

Vergogna e senso di colpa0

Paura per se e per i figli0

Sfiducia nelle autorità0

Paura dell'ostracismo parentale e sociale0


LA PREVENZIONE IN 10 PASSI

1. Prendi immediata distanza

Allontana per sempre chi, anche una sola volta, ti abbia dato uno schiaffo o ti abbia fatto una qualsiasi forma di violenza ( psicologica, fisica, sessuale), che esprime la voglia di controllo totale e di dominio sulla donna.

2. Prendi coscienza delle dinamiche di potere

Dopo la prima violenza, non farti ingannare dalla cosiddetta luna di miele ( corteggiamento, fiori, regali  , dichiarazioni di pentimento); non sperare che la situazione si modifichi  e  non illuderti che l’amore cambi i comportamenti del partner: la prossima violenza sarà più feroce (svalutazione della tua dignità con frasi offensive, maltrattamenti, colpevolizzazione che ti trasforma da svalutata in svalutante verso te stessa, continui controlli, divieti, pugni, calci, minacce di morte o di lesioni se tenti di ribellarti alle norme che il tuo oppressore vuole importi ).

Più tempo dura il rapporto che ti illudi di salvare e più diventa pericoloso l’allontanamento dal partner violento: aumenta   il rischio che tu sia  ferita,  e persino che tu sia assassinata o sfregiata da parte di chi si  è abituato a godere del tuo asservimento totale e non vuole rinunziare a dominarti.

3. Riconosci tutti gli atti di violenza esercitata

Ricordati che la più perfida forma di violenza è quella economica, che è la linfa  vitale di tutte le altre   violenze: il maschio che ti sottrae i tuoi soldi o ti impedisce di produrli per te ti costringe agli arresti domiciliari: sei una reclusa in casa del tuo aguzzino, che ti costringe  ad una dipendenza emotiva, costringendoti ad adattarti al sequestro per sopravvivere, privandoti  dei mezzi per decidere autonomamente della tua vita e per fuggire.

4. Non permettere ad esterni di minimizzare e strumentalizzare il problema

La stigmatizzazione  e l’ostracismo nel proprio ambiente ( amici e parenti che minimizzano il problema  e danno alla donna la colpa di quello che le accade), la vergogna, i sensi di colpa e l’isolamento contribuiscono ad impedire alla donna di rivolgersi all’esterno per chiedere aiuto.

Evita di subire una nuova vittimizzazione ( cd. vittimizzazione secondaria) da parte delle istituzioni ( ad es. da operatori sociali inadeguati, da esposizione  mediatica non voluta).

6. Creati delle alleanze, conserva i documenti e registra ogni evento significativo

Contrasta queste tecniche di neutralizzazione, che mirano ad attenuare o ad escludere la responsabilità del maltrattante, creandoti delle alleanze, comprovando i singoli episodi di   maltrattamento subìti con riferimenti specifici  che  rendano attendibile la tua versione dei fatti ( ossia con annotazione del come, dove e quando).

Annota i nominativi dei testi informati sui singoli episodi,  raccogli le prove documentali ( referti sanitari, email, sms, registrazioni ambientali o telefoniche di colloqui  avuti col maltrattante,….).

Ferma la memoria, annota la sequenza degli episodi che integrano il reato ed il danno derivatone, scatta le fotografie che documentano le lesioni subite , in previsione di un eventuale futuro processo.

7. Riprendi il controllo della tua mente e del tuo corpo

Allontanati dall’ambiente dove viene esercitata violenza, allena regolarmente il tuo corpo per rafforzare l’equilibrio psicofisico con un’attività sportiva quali la corsa, il nuoto o le arti marziali.

Praticare jogging con costanza aumenta la serotonina ovvero quel neurotrasmettitore fondamentale per regolare l’umore (ma anche il sonno, l’appetito, l’apprendimento e la memoria). Consigliata dai medici per aiutare i pazienti a superare problemi legati alla depressione e diminuire lo stress quotidiano.

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8. Parla del tuo problema, condividi la tua storia

Supera questa situazione discriminatoria (cd. da dissonanza cognitiva  ) che capovolge la realtà ed è causa di disagio psicologico e di riduzione dell’autostima ( ricordi la favola di Esopo la volpe e l’uva? La volpe, non riuscendo a prendere l’uva, conclude che tanto l’uva è acerba).

Parla spesso del problema che affligge te o quelli che hai attorno, condividi la tua storia. La conoscenza e la condivisione sono la migliore arma di neutralizzazione e la migliore risorsa per superare le barriere dell’isolamento e la paura.

COSA DICE LA LEGGE

Art. 572 c.p.                          

Maltrattamenti contro familiari e conviventi. (1)

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni [c.p. 29, 31, 32] .

(…..) (2)

Se dal fatto deriva una lesione personale grave [c.p. 583], si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.

(1) L’articolo che recitava: “Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli.
Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni.”
è stato così sostituito dall’art. 4, L. 1 ottobre 2012, n. 172.
(2) Comma abrogato dall’art. 1, comma 1-bis, D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119.

COSA DICONO LE SENTENZE

Il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi di cui all’art. 572 c.p. richiede, per la sua configurazione, una serie abituale di condotte che possono estrinsecarsi in atti lesivi dell’integrità psico – fisica, dell’onore, del decoro o di mero disprezzo e prevaricazione del soggetto passivo, attuati anche in un arco temporale ampio, ma entro il quale possono agevolmente essere individuati come espressione di un costante atteggiamento dell’agente di maltrattare o denigrare il soggetto passivo.Invece, fatti occasionali ed episodici, pur penalmente rilevanti in relazione ad altre figure di reato (ingiurie, minacce, lesioni) determinati da situazioni contingenti (ad es. rapporti interpersonali connotati da permanente conflittualità) e come tali insuscettibili di essere inquadrati un una cornice unitaria, non possono assurgere alla definizione normativa di cui all’art. 572 c.p. (. Cass.pen.,   sent.  n. 45037/2010)

Benchè il “chiunque” in apertura dell’articolo 572 codice penale  sembri condurre a ritenerlo reato comune, realizzabile da qualunque persona, si tratta  ( diversamente dal reato di atti persecutori   di cui all’art. 612 c.p.) di un reato  c.d. proprio , che può essere commesso solo da chi abbia influenza su  una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte (compreso il personale domestico, ove convivente ), o da  chi sia in rapporto di parentela o di coppia, anche se extraconiugale, con la vittima ( Cass. pen.sent.7929  /2011).

Gli argomenti riportati fanno riferimento a testi e dati verificati.

Bibliografia

“Donne contro la violenza – Frauen gegen Gewalt – ONLUS“, dott. Anita Rossi, Merano, novembre 2009

Sitografia

Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU

 

 

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